La scadenza che nessuno può ignorare
Il 31 luglio 2025 non è solo una data sul calendario: rappresenta un punto di rottura per il sistema dell’eme rgenza-urgenza in Italia. In quella data scadranno ufficialmente i contratti dei medici a gettone, una formula ampiamente diffusa che negli ultimi anni ha permesso di mantenere in funzione molti Pronto Soccorso.
Conosciuti anche come “gettonisti”, questi professionisti vengono reclutati tramite cooperative o agenzie intermediarie, spesso per coprire turni notturni, festivi o durante le ferie estive, ovvero i momenti più critici per la tenuta del sistema sanitario. In molte realtà regionali, i gettonisti costituiscono fino all’80% della forza lavoro nei reparti di emergenza.
Il problema? Nessun piano strutturale è stato ancora annunciato per sostituirli. Il rischio è che, dal 1° agosto, interi reparti restino sguarniti.
Fonti: Simeu, Quotidiano Sanità, Dottnet, ACOP Nazionale
Chi sono i medici a gettone e perché il sistema li ha resi indispensabili
I medici a gettone sono professionisti che operano nei Pronto Soccorso tramite contratti esterni, spesso stipulati con cooperative private. Vengono pagati per singolo turno e non hanno legami contrattuali diretti con l’ospedale o con l’ASL presso cui prestano servizio.
L’utilizzo di questi professionisti si è moltiplicato negli ultimi dieci anni, specialmente dopo l’emergenza COVID-19, quando la carenza di personale strutturato ha raggiunto livelli critici. Per molte aziende sanitarie, è stato più semplice e veloce esternalizzare i turni attraverso gare d’appalto con cooperative, piuttosto che affrontare i lunghi iter dei concorsi pubblici.
In alcune strutture, la percentuale di medici a gettone supera il 70-80%, rendendoli di fatto l’asse portante dei turni più difficili. Turni che spesso nessuno dei medici strutturati è più disposto a coprire a causa di condizioni logoranti e compensi non adeguati.
Fonte: Simeu, ACOP Nazionale
Cosa dice la normativa: stop al 31 luglio 2025
Il 17 giugno 2024 è stata approvata una norma nazionale che fissa il 31 luglio 2025 come termine ultimo per la cessazione dei contratti di appalto per la fornitura di medici in Pronto Soccorso. La misura nasce dalla necessità di riportare all’interno del sistema sanitario pubblico il governo del personale medico, dopo anni di gestione esterna sempre più diffusa e spesso opaca.
La normativa prevede che le aziende sanitarie possano richiedere proroghe solo in presenza di “motivate esigenze”, ma al momento, a livello centrale, non risulta alcun piano straordinario o intervento ponte per colmare il vuoto operativo che si verrà a creare.
Il rischio concreto è che molte regioni si trovino impreparate, lasciando i singoli ospedali di fronte a scelte drastiche come la sospensione di interi turni o la chiusura temporanea di reparti.
Fonte: Dottnet, ACOP Nazionale, Quotidiano Sanità
Le conseguenze attese: cosa succederà nei Pronto Soccorso
La mancata sostituzione dei gettonisti porterà a un inevitabile aumento del carico di lavoro sui medici strutturati. In alcuni contesti si parla già di riorganizzazione forzata dei turni, con possibili chiusure notturne o riduzione degli accessi.
Già in passato alcune strutture sanitarie in Molise, Trentino e Marche hanno dovuto sospendere temporaneamente l’attività dei Pronto Soccorso per mancanza di personale. Il rischio è che situazioni simili si ripetano su scala più ampia.
I pazienti potrebbero ritrovarsi di fronte a tempi di attesa molto più lunghi, sovraffollamento nei reparti e, nei casi peggiori, la necessità di rivolgersi a strutture fuori regione. Sul fronte interno, i medici strutturati rischiano il burnout, aggravando ulteriormente la fuga dalla medicina d’urgenza.
Fonte: Quotidiano Sanità, Simeu
Soluzioni (ancora) sul tavolo: cosa si può fare subito
La fine dei contratti a gettone deve rappresentare un punto di svolta, ma solo se accompagnata da misure concrete e immediate. Alcune proposte emerse da associazioni e sigle mediche includono:
- Semplificare e accelerare i bandi di assunzione a tempo determinato e indeterminato
- Introdurre incentivi economici per chi lavora nei turni più disagiati
- Eliminare le clausole dei contratti cooperativi che impediscono l’assunzione diretta da parte delle ASL per 24 mesi
- Migliorare le condizioni di lavoro nei Pronto Soccorso per renderli attrattivi ai giovani medici
- Integrare l’organico con figure di supporto e creare percorsi di carriera nell’emergenza-urgenza
Senza queste azioni, la crisi si ripresenterà sotto altre forme, ancora più ingestibili.
Fonte: Simeu, FNOMCeO, interviste riportate da Quotidiano Sanità
Ultima chiamata per il sistema sanitario
Il 31 luglio non è solo la fine di una formula contrattuale, ma il simbolo della fragilità di un modello di emergenza che da anni si regge su soluzioni temporanee. Le cooperative, nate per tamponare, sono diventate l’ossatura. Ma un sistema basato sull’emergenza continua non può sopravvivere a lungo.
Ora il tempo è scaduto. Servono scelte strutturali, coraggiose e rapide. Per garantire la sicurezza dei pazienti e la dignità di chi cura.
FAQ
Cosa succede il 31 luglio 2025?
Scade il termine per i contratti a gettone nei Pronto Soccorso, senza piani ufficiali di sostituzione a livello nazionale.
I medici a gettone possono essere riassunti?
Solo tramite concorsi o incarichi diretti. Molti contratti con cooperative vietano l’assunzione diretta per 24 mesi.
Quali sono le regioni più a rischio?
Quelle dove la copertura dei turni è affidata per oltre il 50% ai gettonisti, tra cui Lazio, Campania, Sicilia e alcune aree del Nord.
Perché non si assumono più medici strutturati?
La combinazione di pensionamenti, emigrazione verso l’estero e condizioni di lavoro poco attrattive ha ridotto drasticamente la disponibilità di professionisti.
Che differenza c’è tra turni esterni e interni?
I turni interni sono coperti da personale assunto dall’ospedale. Quelli esterni vengono affidati tramite appalto a cooperative o agenzie, spesso con minori garanzie contrattuali.


